26/03/2017

Idea 1.

L’architettura come settore disciplinare fatica a trovare e imporre un suo campo d’azione nettamente delimitato nell’organizzazione dei saperi contemporanea – un suo sapere esperto. La questione nasce verso la fine degli anni ’60 per opera di Manfredo Tafuri che in “progetto e utopia” suggerisce una forte subalternità della cultura architettonica modernista al capitalismo, intesa come impossibilità, per l’architetto, di operare al di fuori delle logiche del capitalismo stesso. “È innegabile – scrive MT – che ci si trova di fronte a diversi fenomeni concomitanti” che porterebbero a un’impoverimento del “ruolo ideologico” dell’architetto. La figura dell’architetto si ritroverà ad applicare scelte che dipendono solamente dal processo capitalista. Il “ruolo ideologico” di contro, è proprio il movente del movimento moderno e in qualche maniera costituisce il “rumore di fondo” di tutta l’architettura novecentesca, anche se non necessariamente in maniera conflittuale rispetto al fenomeno capitalista, come riportato più avanti.

Inciso A.

L’ambizione di salvare l’umanità con la forma sembra essere la caratteristica dell’architettura a cui MT allude parlando di “ruolo ideologico”: dalle elaborazioni del Falansterio di Charles Fourier, Saint Simon, Owen (“Socialisti utopisti” per Marx ed Engels)

Nel 1968 Michael Hays postula la c.d. “architettura critica“: un modo progettuale, cioè, che nell’elaborazione del progetto di architettura tenga conto della citata subalternità a volte criticandola, a volte semplicemente evidenziandola.

” architecture as activity and knowledge is fundamentally cultural enterprise [and] may hardly seem a contentious proposition. And yet questions concerning the precise nature of the reciprocal influences between culture and architectural form bring opposing theories of architecture and its interpretation into forceful play”

Come riportato da Fraser (2005) la risposta più vitale insieme alle domande di Tafuri (“Under what conditions is it possible to practice architecture? And more specifically, given the Faustian bargain made with capitalist development in the first stages of modernism, was architecture now doomed to sublime uselessness?” (Fraser, 2005) ) Viene da due giovani architetti della generazione che negli anni di quella empasse è appena emergente, in particolare dai giovani Bernard Tschumi e Rem Koolhaas. La loro risposta, è infatti un approccio al progetto “ibrido e sovversivo” (ibid.)

Tafuri/notazione dell’architetto rinascimentale (ibid.) – Scomparsa dell’autorialità per incapacità di controllo globale sui processi digitali (A.Ciribini) – Stream di dati (bim-big data) – Digital revolution as a conservative force/loss of control on global shape – sunset of critical studies – cultural studies vs. Carlo Olmo/S.Carta/Mediocritas – Cultura Politecnica